Dei e Zangrei
I Grecanici, genesi della loro identità storico-linguistica.
Di Pasquale Casile



Presentazione di Filippo Violi - Storico della letteratura Grecanica
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Pasquale Casile Non vi è letteratura che possa essere raccontata senza tenere conto di tutto il contesto che la stessa esprime, perciò essa va pensata e organizzata come una ricostruzione storica: quindi, sono soggetto di tali analisi, non soltanto gli eventi letterari in senso stretto, ma tutti i fatti e gli accadimenti comunque collegati ai fenomeni della comunicazione letteraria:E’ per questo che la letteratura grecocalabra finisce con l’essere una storia comprensiva, non solo della letteratura nel senso corrente del termine, ma, più in generale, della cultura della civiltà greca di Calabria.
Il Principio fondamentale, che bisogna tener fermo è il seguente: la letteratura è lo spazio privilegiato in cui si esprime non soltanto la cultura, ma l’identità stessa di un popolo. Questo è quanto ha compreso e ci ha offerto nel suo ultimo lavoro, Déi e Zangrèi, Pasquale Casile.
Il libro che riprende ed amplia due veloci pubblicazioni dello stesso autore, Gli Ellefoni di Bova e l’etimo Zangrèo e Zangrèo Pitagorico, non si muove unicamente in ambito letterario e filosofico, ma va oltre questa unica fonte di indagine, apparendo in ciò prezioso, perché consente di allargare l’angolo di conoscenza sulla civiltà
grecanica, che si era recentemente ridotto agli scritti di alcuni autori reggini, dal piglio agiografico. Il Casile, disserta con rigore scientifico su usi e costumi dei Greci di Calabria, rapportati, confrontati e dimostrati, attraverso un’indagine storiografica dell’ampio respiro, ed una attenta analisi di fatti antichi, ancor oggi presenti nella società Calabrese e, in più in particolare, in quella Grecanica.
Tutto ciò, può tranquillamente essere definito il primo serio tentativo di pianificazione della storia gracanica e delle sue tradizioni.
Ritratta dunque di un consistente ed inedito contributo alla realtà effettuale della nostra storia, che si era fermata fino ad oggi alla sola indagine linguistica, non avendo consentito le “colonne” reggine, correzione alcuna al loro alto magistero, prive come erano di vocazione alla tanto conclamata umiltà dei grecanici, e rischiando, esse stesse per prime, la contaminazione più con l’errore che con la verità. Lo studio di Pasquale Casile non si limita al compito modesto, ancorché importante, di correggere le etimologie e di segnalare gli eventuali errori, ma raddrizza alcune notizie inesatte che, al di là del valore etimologico, aveva condotto ed impantanato la storia dei Greci di Calabria in spazi angusti e fuori dell’accertamento storico vero e proprio.
I Materiali analizzati inizialmente da Casile si arricchiscono di altri puntuali riferimenti nei capitoli successivi: La viddhanèdda “danza della colomba”, le nacàtole, e i protalia, Il serpente spirito “guardiano” della casa grecanica e Le Pietre di Ermes. Essi si pongono come continuità ed integrazione dei saggi precedenti. Non v’è soluzione di continuità. Sebbene così potrebbe sembrare ad una prima e veloce lettura. Tutto giova allo scopo, come dice lo stesso autore in apertura. Ho scritto questo volume spinto dall’urgenza e dalla necessità di definire l’identità Grecanica, rintracciandone gli elementi costitutivi (miti, culto degli dèi, ballo, cibi, bevande rituali, credenze religiose, ecc.).
Difficilmente l’uomo fa parte del processo storico se a scriverne ed a parlarne sono i filologi crudi e nudi. Nelle loro trattazioni, infatti, i fenomeni sociali sono quasi del tutto assenti, essi  trovano accoglimento soltanto sotto forma di indagine linguistica. Non v’è interesse alcuno per l’andra grecanico, per quel bronzo di carne che ancora resiste sull’Aspromonte, cerchiato da superiore umiltà, ma troppo a lungo lasciato nella oscurità  della storia.
Ciò nonostante non alza roghi il Casile, nella sua indagine contro le vecchie opinioni, pianta invece più profonde radici dell’identità grecanica, rimasta indeterminata dagli scritti precedenti, negato egli, com’è, a trattare argomenti non verificabili secondo il senso, l’esperienza e la natura dell’uomo, animato da uno spirito pitagorico.
Troppi sono gli appuntamenti con la storia nella società grecanica per immaginare che essi siano, o siano stati, casuali. E questo ci mostra il Casile: gli interventi, che spaziano dall’esegesi letteraria alla speculazione filosofica, dall’indagine filologica alla riflessione antropologica, sono attraversati da una tale tensione che rende il problema, non solo oggetto di revisione storica, ma esso stesso verità storica: quella stessa verità che, da una prima e comunque seria indagine, nello scavo dei testi, potrà godere di più vasti contributi che lo stesso studioso bovese dimostra già adesso, con questo suo lavoro, di saper accogliere e praticare attraverso quei slanci intuitivi che lo hanno fino ad oggi contraddistinto.