Storie e leggende sui Giganti


Il Gigante Il Gigante e la Gigantessa, portati a passo di danza per le vie e le piazze cittadine durante le feste principali, vogliono rappresentare i primi uomini, i primi abitatori della Terra. Questa leggenda avrebbe sicura relazione con i miti di Saturno, dio dei Cielo, e di Gea, dea della Terra. A Messina, Mata e Grifone, come vengono chiamati, sono ritenuti i mitici fondatori della Città. I Giganti proteggevano i messinesi e li difendevano dalle incursioni dei turchi. Si racconta che Grifone sconfiggesse 700 guerrieri nemici in meno di un'ora. Ai giganti si accompagna il cavalluccio, un tempo cammello, a ricordo del trionfale ingresso a Messina di Ruggero d'Altavilla. Questa consuetudine conferma la derivazione della festa patronale palmese da Messina.
Ogni anno, nei giorni che precedono il 15 Agosto, le due grandi statue di Mata e Grifone, chiamati anche "Il Gigante e la Gigantessa", fanno il loro usuale giro per la città fino a fermarsi di fronte al Municipio, dove rimangono per qualche giorno per essere ammirati dai visitatori. Mata rappresenta una regina bianca e Grifone un guerriero moro. Ancora oggi si ignorano le origini di questa antica leggenda, ma la credenza popolare più diffusa racconta che intorno all'anno 964 durante l'occupazione della Sicilia da parte dei Saraceni, accadde che un gigantesco moro si innamorasse di una nobile fanciulla messinese. L'amore del Moro fu però contrastato dalla famiglia di lei perchè egli era mussulmano. Il Saraceno, accecato dall'ira e pazzo d'amore compì atti di crudeltà inducendo i genitori di Mata a darla in sposa. Ma questo non indusse Mata a donare il suo cuore, fin quando il Saraceno sempre più pazzo d'amore per la sua non consenziente sposa, rinnegò la sua fede diventando cristiano e cambiando il suo nome in Grifo (poi chiamato Grifone per la sua enorme mole); Così smise di condurre la violenta vita di predone, ricevendo il perdono di Mata. Dal loro amore nacquero tanti figli tanto da dare inizio alla leggenda che vuole Mata e Grifone progenitori del popolo messinese.
C'era una volta un Gigante e una Gigantessa; La Gigantessa era di Camaro. Lui usciva nelle zone del Camaro e si mangiava un uomo al giorno. Sua moglie, poiché era una cristiana, non voleva che lui si mangiasse un uomo; suonava la campana: tutti rientravano in casa e così il Gigante non povera arrecare del male a loro. Lei poi, per farlo mangiare, gli preparava un bue intero. Con il passare del tempo, poi, si costruirono un fortilizio (che attualmente è adibito a carcere). Il Gigante e la Gigantessa giocavano nell'edificio che lui stesso fabbricò. Un giorno il Gigante gironzolava per le strade, nei pressi del Piano della Matrice. Per puro caso incontra un ragazzo che giocava con un pezzo di canna, alla cui estremità a forcella era incastrato un sasso, che faceva roteare. Vittorio Emanuele II
Ma con questo movimento, il sasso si staccò e colpì alle tempie il Gigante, che cascò dal cavallo e di conseguenza morì. La Gigantessa per la pena morì dopo un po' di tempo.